Nicholas HoultEra già tanto che non fosse ancora esploso.Voleva le chiavi della sua macchina, in quel preciso istante, e non aveva la minima intenzione di stare ai giochi di quella pazza. Se ne sarebbe tornato a casa, e avrebbe fatto in modo di non incontrare più Mel nemmeno per caso. Quella tizia era da evitare, poco ma sicuro. Il sesso con lei era sicuramente fantastico, ma il nervosismo che gli metteva addosso quando apriva quella maledetta boccaccia - escluso quando gemeva, ovviamente - sarebbe stato insopportabile per chiunque. Le diede la possibilità di dargli le chiavi entro tre secondi, e alle parole della ragazza il suo sguardo fiammeggiò di rabbia pura. Abbassò di scatto la mano, afferrando Mel per un polso e strattonandola senza preoccuparsi di essere delicato, per poi inchiodarla contro la parete e tenerla ferma con il proprio corpo.
Le bloccò piuttosto facilmente i polsi, fissandola con espressione quasi vuota da quanto i lineamenti del suo viso erano impassibili, se non fosse stato per la rabbia che si vedeva chiaramente nei suoi occhi. Nuovamente, sapendo di averla in pugno, portò il viso a pochi centimetri dal suo, senza smettere di fissarla negli occhi, fino a quando con rabbia si avventò sul morbido lobo dell'orecchio, mordendolo e stringendolo tra i denti, lasciando che lei lottasse contro i gemiti di dolore che minacciavano di scapparle dalle labbra serrate.
Si stava divertendo, in quel momento, a umiliarla a quel modo. Lentamente, tracciando piccoli cerchi con la punta della lingua, scese lungo il collo, fermandosi solo sulla giugulare.
Sentire il sangue di lei scorrere impetuoso e violento sotto le sue labbra gli provocò un notevolse spasmo di rabbia che tuttavia controllò alla perfezione. I suoi occhi risalirno lungo le labbra socchiuse di lei, seguendo la linea della mandibola, sino ai suoi occhi. Istintivamente la sua mano libera si mosse, risalendo verso il suo collo, tentata dal cercare di arrecarle un minimo di sollievo con un semplice tocco. Non appena, però, i suoi polpastrelli toccarono - o meglio, sfiorarono - la pelle calda di lei, Nick riprese il controllo delle sue azioni.
La sua mano si aprì completamente, per poi posarsi a quel modo sulla gola di lei, con misurata lentezza.
Sorrise, malvagio, quando la sentì trattenere il respiro. Chiuse leggermente le dita attorno alla sua gola, vedendola irrigidirsi e fissandola con espressione sprezzante.
Non mi sono mai piaciute le ragazzine fastidiose. - Strinse appena la presa sul suo collo, senza però privarla dell'aria, ma solo per lasciarle capire cosa sarebbe stato in grado di fare -
Diciamo che da adesso hai 30 secondi prima che la tua riserva d'aria finisca, ti va? - Chiese, con espressione talmente innocente da sembrare un bambino. Non attese la sua risposta, sorridendole angelicamente -
Perfetto, allora iniziamo. - Allentò la presa della mano sul suo collo quasi completamente -
Trenta....ventinove...ventotto... - Iniziò a contare alla rovescia, stringendo leggermente ma inesorabilmente la presa sul suo collo ad ogni numero.